A proposito della mostra
Intendiamoci: l’architettura non negozia. Posiziona i suoi angoli, le sue pareti e i suoi soffitti senza mai chiedere il parere di chi dovrà inserirli al loro interno.
Sotto pressione consiste nell'iniettare sagome umane dove, chiaramente, non era previsto alcun posto per loro. Il progetto parte da questa semplice constatazione: uno spazio è sempre perfettamente definito... e il corpo è l'unica variabile di regolazione.
In questo caso il vincolo viene inserito direttamente nell'immagine. Le opere abbandonano il tradizionale rettangolo per adottare forme geometriche (triangoli, quadrati, ovali... o peggio?) disegnate con cura, anche se leggermente troppo strette per ciò che contengono.
All'interno, le sagome si organizzano come meglio possono: toccano i bordi, vi si appoggiano, si piegano con notevole applicazione, nel serissimo tentativo di corrispondere a un'ambientazione che davvero non le aspettava.
Termini poco pratici
Il progetto nasce dall'osservazione dei nostri ambienti quotidiani: i nostri edifici sono capolavori di pura funzionalità dove l'individuo è invitato a muoversi o attendere, ma raramente ad adattarsi fisicamente ai punti ciechi dell'edificio. L'intenzione è quella di mettere in scena questa delicata negoziazione tra carne e geometria.
Racchiudendo le sagome in forme troppo strette, il progetto sottolinea la flessibilità talvolta assurda dell'essere umano. Questi corpi diventano rivelati: rendono visibili le linee di forza e le rigidità di una struttura per il semplice fatto di piegarsi ad esse con imperturbabile dignità.
Il progetto si basa su un approccio in cui il disegno non subisce la cornice, la crea. Ogni illustrazione nasce da un vincolo geometrico arbitrario (triangolo acuto, ovale schiacciato o poligono stretto) che funge da perimetro assoluto della silhouette.
Qui l'anatomia non si esprime liberamente, si adatta con un'applicazione quasi eroica. Le spalle si arrotondano per adattarsi ad una curva, gli arti si piegano per non traboccare e le prospettive sono regolate in modo che il personaggio sembri davvero senza fiato. La linea non è un limite, è il motore stesso del disegno.
La mostra è stata progettata per integrarsi con totale agilità negli ambienti abitativi. Poiché il progetto riguarda l'adattamento all'edificio, deve essere tecnicamente impeccabile e totalmente rispettoso dell'architettura che lo ospita.
Fissazione non invasiva: l'attacco si basa sull'uso di fissaggi tecnici "a bassa aderenza" o sistemi di tensionamento leggeri. Questo dispositivo consente una perfetta adesione su tutti i tipi di superficie (vernice, rivestimento, cemento, legno) senza bisogno di forare, avvitare o lasciare residui appiccicosi. L'integrità del patrimonio è quindi completamente preservata.
La mostra Sotto pressione non cerca di essere contemplato da lontano. Interviene nella vita quotidiana degli utenti per provocare un incontro immediato. Liberandosi dalle cornici, le silhouette cessano di essere immagini per diventare compagne di sventura. Il visitatore non si limita a guardare un'opera, sorprende una presenza. Questa vicinanza crea un sentimento spontaneo di empatia: tutti, un giorno, abbiamo sentito questo bisogno di “piegarci” per rientrare in una scatola troppo stretta.
- Direzione artistica: Angela Braito e Louis Gosse
- Tecnica di installazione: Louis Gosse, Renaud Gosse
- Opere visive: Angela Braito
- Produzione: © Maison Athelas, 2026.